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Pubblicato: 12 Luglio 2019

La compagnia aerea deve risarcire anche i ritardi nelle coincidenze

Nei voli con più scali, il vettore Ue che opera la prima tratta deve compensare i passeggeri che subiscono un ritardo durante le varie coincidenze. Anche se sono furori dall’Europa e la compagnia di appoggio non è comunitaria. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia europea, dando ragione al ricorso di alcuni passeggeri contro la Ceske aerolinie

In caso di un volo con scalo e destinazione fuori dalla Ue, in decollo dall’Europa e comprato con biglietto unico, la compagnia che opera la prima tratta è tenuta a risarcire i passeggeri che subiscono ritardi «all'arrivo a destinazione del secondo volo», anche se «operato da un vettore aereo non comunitario». Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue, con una sentenza che dà ragione ad alcuni cittadini contro la compagnia ceca Ceske aerolinie. I passeggeri erano partiti da Praga con un volo Ceske atterrato in orario ad Abu Dhabi, dove si sarebbero dovuto imbarcare sulla coincidenza operata da Etihad Airways per Bangkok. La seconda tratta ha cumulato un ritardo di oltre tre ore che «può dar luogo a una compensazione pecuniaria dei passeggeri ai sensi del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei», spiega la Corte.

La Ceske non ha ritenuto di essere responsabile per la tratta operata da Etihad ed ha rifiutato la compensazione. Oggi la Corte ha invece stabilito che è tenuta al rimborso perché «nell'ambito dei voli con una o più coincidenze che siano stati oggetto di un'unica prenotazione, il vettore aereo operativo che ha realizzato la prima tratta non può trincerarsi dietro la cattiva esecuzione di un volo successivo ad opera di un altro vettore aereo».

Un volo con più coincidenze va considerato «unitariamente»
«Con la sentenza odierna - si legge nel comunicato della sentenza - la Corte ricorda, anzitutto, che un volo con una o più coincidenze che sia
stato oggetto di un'unica prenotazione va considerato unitariamente ai fini del diritto a compensazione dei passeggeri previsto dal regolamento». Di conseguenza, scrive la Corte, «un volo in coincidenza nell'ambito del quale una prima tratta sia stata operata a partire da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro, nella fattispecie Praga, rientra nell'ambito di applicazione del regolamento anche se la seconda tratta di tale volo in coincidenza è stata operata da un vettore non comunitario con partenza e destinazione in un paese terzo all'Unione europea».

Il Sole 24 ore

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